venerdì 14 agosto 2026

lana Savdie / Chaïm Soutine

NORR COHAN presenta Ilana Savdie / Chaïm Soutine , una mostra senza precedenti che accosta dipinti di Chaïm Soutine (1893–1943) a nuove opere di Ilana Savdie (nata nel 1986). Separati da un secolo, entrambi i pittori fanno dell’instabilità dei loro soggetti il ​​fulcro del loro lavoro.


Soutine, pittore singolare dell’École de Paris, è considerato una figura chiave nel passaggio dal primo modernismo alla pittura gestuale del dopoguerra. Elaborando le ansie del periodo tra le due guerre, le incanalò in un impasto la cui fisicità affermava l’autonomia materica della pittura, pur conservando residui di figurazione. Con pennellate dense e agitate e forme distorte, perseguì l’intensità psicologica a scapito dell’accuratezza descrittiva, un’energia e un movimento resi immediati e veicolati da un senso istintivo del colore e della luce.

Savdie è considerata tra le pittrici più innovative della sua generazione, capace di muoversi con disinvoltura tra l’eredità dell’astrazione, del postmodernismo e della svolta digitale, unendo segni gestuali a sfumature, traslucenza e superfici plasmate dal linguaggio dello schermo. In tal modo, scardina le opposizioni che da tempo strutturano il medium: tra astrazione e figurazione, superficie e profondità, corpo e immagine. I corpi che Savdie dipinge non sono mai semplicemente visti, ma disposti, aperti, vestiti, sospesi, esposti o messi in scena, tenuti permanentemente nell’atto di trasformarsi in qualcos’altro.


Per Soutine, un’unica forza pittorica trascende le distinzioni di genere, sottoponendo ritratto, cadavere e paesaggio alla stessa turbolenza. Per Savdie, figura e sfondo diventano così instabili che il corpo e lo spazio che occupa non sono più distinguibili. Entrambi gli artisti impiegano colori saturi, contorni lacerati e distorsioni deliberate per allontanare l’immagine dalla somiglianza e avvicinarla alla sensazione. Viste insieme per la prima volta, le loro opere rivelano una natura precaria e trasgressiva dell’incarnazione che la rappresentazione convenzionale non può contenere.


Ilana Savdie (nata nel 1986 a Miami, Florida; cresciuta tra Miami e la Colombia) è un’artista di Brooklyn le cui opere di grandi dimensioni esplorano temi come la performance, l’eccesso, la sopravvivenza e la trasgressione. Attraverso forme frammentate e contorte, colori inebrianti e texture inquietanti, i dipinti di Savdie riflettono sulle risposte psicologiche e sociali alle crisi collettive, indagando la tensione tra l’azione individuale e il potere sistemico. Tra le sue mostre personali si annoverano Radical Contractions al Whitney Museum of American Art di New York e Glottal Stop al White Cube di New York. Savdie ha ricevuto il Creative Capital Award nel 2025 e da allora le è stata commissionata un’opera d’arte pubblica per il Terminal 1 dell’aeroporto JFK, inaugurata quest’anno. Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche, tra cui il Solomon R. Guggenheim Museum, il Metropolitan Museum of Art, il Centre Pompidou, il Fort Worth Museum, l’Hammer Museum, il San Francisco Museum of Modern Art, il Museum of Fine Arts di Boston, il Philadelphia Museum of Art e il Whitney Museum of American Art.

Chaïm Soutine (nato nel 1893 a Smilavičy, Bielorussia – morto nel 1943 a Parigi, Francia) è stato un pittore bielorusso, noto soprattutto per i suoi dipinti intensamente espressivi di figure, paesaggi e nature morte. Nato decimo figlio in una famiglia povera, si trasferì a Parigi nel 1913, dove trascorse gran parte della sua carriera lavorando in una comunità di artisti emigrati a Montparnasse, insieme a figure come Marc Chagall, Amedeo Modigliani e Jacques Lipchitz. Modigliani lo presentò al mercante d’arte Leopold Zborowski, che facilitò il periodo di Soutine a Céret, un punto di svolta nella sua produzione creativa, e che gli permise di conoscere le sue opere ad Albert Barnes. Le opere di Soutine furono raramente esposte durante la sua vita, una circostanza aggravata dalla sua tendenza a rielaborare e distruggere incessantemente le tele precedenti. Soutine morì nel 1943 per complicazioni insorte dopo un intervento chirurgico per un’ulcera allo stomaco non curata, sviluppatasi mentre si nascondeva nelle campagne francesi durante l’occupazione tedesca. Sebbene in vita sia rimasto ai margini dei principali movimenti d’avanguardia, l’opera di Soutine è stata in seguito riconosciuta come un precursore chiave dell’Espressionismo del dopoguerra e continua a influenzare i pittori interessati alla materialità, alla distorsione e alla forza emotiva nella pittura.



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