lunedì 23 novembre 2020

Virtù, i 100 ingredienti della dieta sostenibile

Si svolgerà domani,martedì 24 novembre, ore 14:30 sulla piattaforma GoToWebinar® e in diretta streaming sulla pagina Facebook, l’evento digitale “Virtù, i 100 ingredienti della dieta sostenibile”, per condividere il concetto di sostenibilità alimentare e per promuovere la dieta mediterranea in tutti i suoi aspetti, ambientali, nutritivi, sociali ed economici. L’appuntamento è organizzato dalla FIDAF, Federazione Italiana Dottori Agronomi e Forestali, con la collaborazione della Music Theatre International – M.Th.I. e del CONAF, Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e Forestali, e con il patrocinio del MIPAAF, Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.


L’APPUNTAMENTO - “Il progetto – spiega Andrea Sonnino, Presidente FIDAF - cerca di creare consapevolezza attorno ai concetti della sostenibilità e del consumo corretto degli alimenti, puntando a un approccio multidisciplinare da un punto di vista non soltanto scientifico, ma anche culturale e sociale, con varie contaminazioni artistiche. Con Virtù, quindi, ricerca, scienza e linguaggi artistici s’incontrano per condividere con il pubblico il concetto di dieta sostenibile”.

Gli interventi scientifici dell’evento digitale, a cui parteciperanno illustri relatori, saranno articolati in cinque aree tematiche: ambiente, salute, società, alimentazione e consumo. Ciascuna di queste aree sarà introdotta dal video di una performance artistica (illustrazione - teatro – danza/mimo - illusionismo - musica) che si legherà alla tematica trattata ed esplosa dagli interventi dei relatori che interverranno. I contributi artistici vedono impegnati l'illustratrice Paola Francabandiera, gli attori Tomaso Thellung e Diana Forlani, i performer Fratelli Maniglio (Fabio e Luca), l’illusionista Luca Maria Casella e il musicista Nando Citarella, per la direzione artistica di Paola Sarcina. Esteso e di qualità il panel dei relatori.

LE VIRTU’ TERAMANE - Il nome del progetto si ispira alle “Virtù Teramane”, piatto tradizionale abruzzese preparato con circa 100 ingredienti diversi, immolati sull’altare della primavera sopraggiunta, e condiviso con vicini e parenti in occasione del ‘Primo Maggio’. La caratteristica nella preparazione di questo piatto è che ogni ingrediente viene cucinato e preparato uno ad uno separatamente. S’innesca qui un andamento rotante che riprende i temi dell’economia circolare dove ogni elemento ritorna, ogni ingrediente non si annulla ma conserva la sua essenza. Allo stesso modo anche questo progetto Virtù vuole fondere ingredienti di scienza, di letteratura, di arti visive e performative, per realizzare un messaggio da condividere con il pubblico.

NOTA BENE!

La registrazione sulla piattaforma GoToWebinar® potrà essere effettuata su

https://attendee.gotowebinar.com/register/3176435627168095243 Al termine dell’iscrizione verrà inviata una e-mail di conferma con le informazioni su come partecipare al Webinar. Si raccomanda di seguire le istruzioni per la verifica dei requisiti di sistema.

Ai partecipanti iscritti agli Ordini dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali verranno riconosciuti 0,50 CFP. Non sarà possibile ottenere il riconoscimento dei CFP per gli utenti collegati da dispositivi mobili.

martedì 10 novembre 2020

Rhizome alla Galleria Poggiali di Firenze

Da domani, mercoledì 11 novembre 2020, fino al 25 gennaio 2021, la Galleria Poggiali di Firenze propone Rhizome, una selezione di opere degli artisti della galleria che, sulla scia del concetto elaborato dai filosofi francesi Deleuze e Guattari di Rhizome, si interconnettono attraverso una relazione di carattere orizzontale priva della necessità di un centro, nella quale ogni elemento è funzionale al processo, priva di determinazioni gerarchiche proprie di un sistema verticale ad albero. Si tratta di un percorso che si snoda nello spazio della Galleria Poggiali in via della Scala 35 Ar, a Firenze, attraverso le opere di 13 autori.


Nella prima parte degli spazi di via della Scala sono installati due lavori di Fabio Viale in marmo, assieme ad un Paesaggio Artificiale di Goldschmied & Chiari, un’opera realizzata fotografando in studio fumogeni colorati ed associandoli con vetro e superficie specchiante in un processo poeticamente e tecnicamente alchemico e performativo.

Kouros (Hollow) a parete di Fabio Viale, uno dei primi esperimenti dell’artista piemontese di busto concavo in sospensione dal richiamo classico, concepita come una forza possente capace di uscire dal muro alla maniera di un trofeo, uno scudo, un’epidermide dirompente, o un reperto, è reduce dall’esposizione al Puskin Museum di Mosca.

Il filo conduttore del medium della fotografia introdotto da Paesaggio Artificiale, prosegue attraverso l’esposizione di lavori di Slater Bradley e Grazia Toderi, protagonisti della mostra Making Time del 2019, mentre si avvicendano scatti di Luigi Ghirri, adesso nella grande mostra del decennale al MAXXI di Roma Senzamargine, tutti pubblicati nel catalogo della Galleria del 2013 e provenienti dalle serie più celebri del maestro emiliano.

La sezione si conclude con un’opera della serie Awakened di David Lachapelle, esposta al fondo.

Le radici di Rhizomesi allargano fino a toccare Gilberto Zorio, Stella Africa, del 1983, un lavoro particolarmente iconico nel quale la stella in porcellana è adagiata su pelle nera; Claudio Parmiggiani, del quale – dopo l’ampia mostra in Galleria A cuore aperto a cura di Sergio Risaliti del 2019 - è selezionata una delocazione di tre metri che ha per soggetto la celebre libreria, proposta al MAXXI di Roma in una declinazione avvolgente di 22 tavole di oltre due metri ciascuna a formare un’intera sala senza soluzione di continuità, ed una carta di Eliseo Mattiacci, che era stata presente oltre che in Galleria, anche nella monumentale monografia “Gong” al Forte Belvedere di Firenze del 2018.

Insieme a queste opere a parete, appartenenti all’arte povera, ed esiti di due artisti noti per linguaggi che partendo da istanze poveriste hanno tracciato poetiche autonome, trova posto, ancora di Claudio Parmiggiani, l’opera Senza Titolo, consistente in un’arpa di metà settecento con farfalle, presentata nella prima mostra in un museo statunitense del maestro reggiano al Frist Art Museum di Nashville ad inizio 2019.

L’artista, che ha materializzato poeticamente l’assenza ed il passaggio del tempo, facendo in particolare depositare la fuliggine su tavola, iniziando con la frequentazione dello studio di Morandi e riferendosi all’opera come un dispositivo capace di “colpire come un pugno nello stomaco”, precede il lavoro di Enzo Cucchi, uno dei protagonisti della Transavaguardia, la cui ossessione per la pittura, per Van Gogh, per i miti e per la tracimazione del perimetro della pittura, si manifestano nelle opere che associano, adesso in galleria, proprio la pratica della pittura al carbone ed alla ceramica.

La parte finale della galleria è dedicata al ritorno alla pittura messasi in luce sul finire degli anni novanta con Luca Pignatelli, Manfredi Beninati e Prima di Prima di Marco Fantini, opera su tavola di grandi dimensioni presentata per la prima volta nella personale al Museo Licini di Ascoli Piceno e scelta per la copertina del catalogo del progetto medesimo, per la prima volta in una galleria privata. Un’opera che sintetizza la complessità iconografica dell’artista vicentino e che ne raccoglie le sfaccettature salienti.

Di Pignatelli soggetti classici come Afrodite e Testa femminile sono presentati sul supporto del telone ferroviario che ne ha sempre contraddistinto la poetica, sia nella versione bruna originaria, sia nelle sperimentazioni aggiornate con l’introduzione del colore, del legno di recupero, oppure della carta.

Il lavoro di Manfredi Beninati, già presente alle Biennali di Venezia, Liverpool, Istanbul, Salonicco fin dal 2009, è un lavoro recente, una sintesi della dimensione intima dell’artista siciliano cui esso attinge per, attraverso la rilettura colta della letteratura non solo italiana, restituire una personale esplorazione del tema del viaggio della vita.


Rhizome

Mostra collettiva

11.11.2020 | 25.01.2021

Galleria Poggiali Firenze

Via della Scala, 35/Ar

50123 Firenze

Ingresso libero

Tutti i giorni 10-13 | 15-19, domenica su appuntamento

Tel. +39 055 287748

www.galleriapoggiali.com | info@galleriapoggiali.com

sabato 24 ottobre 2020

Ipercorpo :: Tempo Reale per i Simposi

Per il quarto anno Città di Ebla propone i Simposi, una serie di appuntamenti costruiti alternando il confronto verbale al piacere della tavola in orario prandiale.


Questa edizione del progetto si colloca in una sorta di intervallo fra la prima e seconda parte di Ipercorpo :: Tempo Reale e ne costituisce uno snodo di pregnante importanza.

Il dialogo con gli astanti sarà tenuto da artiste capaci attraverso la poesia, la fotografia e la danza di declinare il tema portante della biennalità 2020-2021, il tempo reale appunto.

Il luogo di elezione sarà ancora una volta il Diagonal Loft Club, consolidando una relazione di lungo corso. Nonostante la contingenza del momento, il progetto preserva l’aspetto conviviale prevedendo modalità più rispondenti alla particolarità che stiamo vivendo. La cucina sarà a cura di La Granadilla Forlì - Ristorante vegetariano e vegano, accompagnata dai vini di Poderi dal Nespoli.
 
Ad inaugurare questa edizione domenica 8 novembre sarà la poetessa Mariangela Gualtieri. Fondatrice insieme al regista Cesare Ronconi del Teatro Valdoca nel 1983 di cui è drammaturga, sin dall’inizio ha curato la consegna orale della poesia, dedicando piena attenzione all’apparato di amplificazione della voce e al sodalizio fra verso poetico e musica dal vivo.
A seguire, domenica 22 novembre, una doppia presenza: la fotografa forlivese Silvia Camporesi e la curatrice d’arte Angela Vettese. Capace di costruire attraverso i linguaggi della fotografia e del video racconti che traggono spunto dal mito, dalla letteratura, dalle religioni e dalla vita reale, Silvia Camporesi negli ultimi anni ha dedicato la sua ricerca al paesaggio italiano, con personali e collettive in Italia e all’estero e la vittoria di numerosi premi dedicati alla fotografia. A fianco a lei, Angela Vettese, docente di arte contemporanea presso l’Università Iuav di Venezia, dove ha fondato e coordina dal 2001 il Corso di laurea in Arti Visive. Curatrice di importanti Fondazioni e Gallerie sul territorio nazionale e direttrice di Arte Fiera a Bologna (2017-2018), Vettese è stata co-curatrice di numerose mostre, tra cui eventi speciali e i Padiglioni Venezia e Norvegia nell’ambito della Biennale di Venezia (dal 1993 al 2013), della cui giuria è stata presidente nel 2009.
Infine, in chiusura, domenica 6 dicembre, la drammaturga e coreografa Claudia Castellucci. Neovincitrice del Leone d’Argento alla carriera della Biennale di Venezia, Castellucci è cofondatrice della Socìetas Raffaello Sanzio (oggi Socìetas) e fondatrice di diverse esperienze scolastiche: la Scuola teatrica della discesa (1989), tra filosofia e prassi del teatro, a cui segue la Stoa (2003), dedicata al movimento ritmico, e la Scuola Mòra (2015), che si costituisce in Compagnia nel 2019.
Gli incontri saranno moderati da Claudio Angelini, cofondatore e regista di Città di Ebla e direttore di Ipercorpo.
 
Luogo: Diagonal Loft Club (Viale Salinatore, 101 – 47121 Forlì)
Orari: Inizio incontri ore 11 – Inizio pranzo ore 13.00
Cucina a cura di: La Granadilla Forlì Vini: Poderi dal Nespoli
Prezzi: Incontro + pranzo 15 € a persona
Prenotazione obbligatoria
Contatti: info@cittadiebla.com | + 39 320.8019226

mercoledì 21 ottobre 2020

Sbagliando si inventa. Gianni Rodari nel paese degli artisti

L’Accademia di Belle Arti di Macerata annuncia " Sbagliando si inventa. Gianni Rodari nel paese degli artisti", una collettiva con opere di Michelangiolo Bastiani, Daniela Di Maro, Chiara Passa, Tamara Repetto e Cristian Rizzuti, che si terrà negli spazi virtuali della GABA.MC – Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Macerata, dal 29 ottobre 2020 al 15 gennaio 2021.


«Sbagliando s’impara è vecchio proverbio. Il nuovo potrebbe dire che sbagliando s’inventa». Nel suo lungo itinerario intellettuale, Gianni Rodari non ha mai smesso di essere un bambino tra i bambini, un acuto analista del testo, un poeta innamorato delle parole tanto da smontarle, da spostarle (utilizzando il meccanismo dello straniamento šklovskijano) nel regno della creatività, da trasformarle e rimodellarle per far nascere storie collettive, piccole emorragie di fantasia senza fili, delicati sorrisi: «il “quore” è senza ombra di dubbio un “cuore malato» perché «ha bisogno di vitamina C».

«Partendo da alcuni nuclei del suo pensiero o anche da alcune sue filastrocche e racconti brevi e romanzi e articoli taglienti, i cinque artisti (Michelangiolo Bastiani, Daniela Di Maro, Chiara Passa, Tamara Repetto, Cristian Rizzuti) selezionati in questa esposizione che vuole essere anche un omaggio a Rodari in occasione dei cento anni dalla sua nascita, sono tutti legati a un modus operandi di matrice fortemente newmediale che oscilla tra materiale e immateriale, tra i brani del reale e le infinite possibilità del virtuale» (Tolve).

Chiedendo a ognuno di loro un’opera capace di evocare l’atmosfera creata da Rodari nella sua luminosa attività creativa, la mostra (tutta da guardare e da leggere poiché si ritrovano sulle pareti anche preziose frasi o lacerti di filastrocche o poesie dello stesso Rodari) ripropone il pensiero di un uomo curioso il cui incontro decisivo con i surrealisti – l’appunto è di Eduardo Sanguineti – è stato frutto di un ordine geometrico, di una fantastica che è la logica della Verfremdung, di un procedimento poeticamente e narrativamente aperto all’invenzione, alla scoperta, allo spostamento del senso nel nonsense, al sogno in cui il reale «evade a gambe levate».

l’allestimento virtuale della mostra, coordinato da Matteo Catani, docente di Applicazioni digitali per l’arte, sono stati realizzati da Beatrice Ferretti  del Biennio di Metodologia della comunicazione per le arti multimediali che ha seguito tutta la modellazione 3D, l’illuminazione virtuale, le mappature, l’organizzazione dei materiali, l’allestimento virtuale, e da Pierpaola Reato del Biennio Fotografia per la comunicazione pubblicitaria che ha lavorato sull’ambiente interattivo, sulla navigazione web, sulla preparazione tecnica delle opere, sull’allestimento virtuale.


Sbagliando si inventa. Gianni Rodari nel paese degli artisti

Michelangelo Bastiani | Daniela Di Maro | Chiara Passa | Tamara Repetto | Cristian Rizzuti

a cura di Antonello Tolve

GABA.MC – Galleria dell’Accademia di Belle Arti

Link d’accesso: https://abamc.it/gaba-mc/item/sbagliando-si-inventa

www.abamc.it / tel +39 0733 405111




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sabato 17 ottobre 2020

Il talento dell’indecenza secondo Barbara Appiano

Il talento dell’indecenza“ è l'ultima fatica letteraria della scrittrice Barbara Appiano. Un’ opera originale ed irriverente, come tutte le opere della scrittrice, in cui i protagonisti sono la classe politica che “lei definisce un vuoto a perdere che nemmeno un panino può riempire”.


Il titolo del libro è eloquente come lo è altresì il richiamo al  conte Ugolino e ai suoi figli, che il medesimo divorava secondo Dante Alighieri. Un personaggio a cui l’autrice affianca il rimando al tema che  i figli migliori e cioè gli elettori “sono divorati dai politici”.

In  copertina del libro il dipinto dell’artista Giuseppe Alletto dal titolo “ How to become a King” in riferimento ad un quadro di Rubens dove il tema è metaforicamente parlando “i padri che divorano i figli”.

Anche per questa nuova opera continua la partnership con il “Corriere dello Spettacolo”, quotidiano on line fondato dallo scrittore giornalista Stefano Duranti Poccetti, con il quale la scrittrice continua a collaborare felicemente.


Francisetti Brolin Sonia, docente di lettere al liceo statale Giordano Bruno di Torino e dottore di ricerca dell’Università La Sapienza di Roma, scrive nella prefazione:

In piena pandemia di Covid-19, per annullare almeno mentalmente il distanziamento, tanto necessario da un punto di vista sanitario, Barbara Appiano ha composto per i suoi lettori  un romanzo da trincea, contro la fantapolitica, dominata dalla demagogia.

A partire dal triste caso giudiziario di Enzo Tortora, l’autrice ci mostra quanto  la politica si regga sull’illusionismo, su un continuo  mascheramento della verità, ammantata dalle promesse, con belle parole, di felicità e di prosperità economica.

L’etica dell’apparenza è quindi imperniata sull’ idea ripetuta del cambiamento, del nuovo come progresso e rinascita, ma Barbara Appiano svela la vacuità di motti triti e ritriti dai toni pubblicitari; chiarisce così ai lettori quanto la politica si muova nell’ottica del conservatorismo, giacché “ se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”.

Tale frase è pronunciata nel  Gattopardo da Tancredi, poi nominato Senatore del nuovo Regno d’Italia, a emblema del perenne immobilismo proprio del nostro paese fin dalla sua nascita.

L’autrice dedica il libro alla XVIII legislatura e alla sua compagine governativa con richiami alla figura del conte Ugolino che mangiò i propri figli i quali metaforicamente diventano i figli –  elettori “mangiati” dai loro eletti.

Dunque il “bene comune”, diventa per l’Appiano quasi fosse un’esigenza di un “copione” sempre uguale per la politica italiana, un companatico in cui a farci compagnia è appunto la  figura del conte Ugolino attualizzato e del suo padre letterario, Dante Alighieri, quasi a voler rieditare una nuova “Divina Commedia” dove la politica è relegata a comparsa…

Originale l’impianto di scrittura post strutturalista (che ha una musicalità singolare nelle parole) del romanzo, (fatto di metafore e allegorie importanti con  un’irrefrenabile fantasia che è sempre aderente alla realtà, questa la peculiarità unica dell’autrice non presente a parere di chi scrive in altri autori contemporanei), che la Appiano definisce da trincea e dove alla fine di questa trincea di scrittura, la medesima chiosa “Fine del talento dell’indecenza, ora inizia il percorso ad ostacoli della democrazia, a voi la libertà di iniziativa”.

Davvero geniale chiudere il libro come se fosse un film dove ogni lettore può rivivere attraverso le parole il messaggio della scrittrice e cioè la fine del libro come il “the end” di un film che rimanda alla libertà e alla libera iniziativa di ciascuno a riprendersi la propria vita di cittadino quale forma di partecipazione attiva per il bene comune della cosa comune e cioè la politica, che nel libro diventa  una fiaba per i cittadini che vogliono il riscatto delle persone per bene attraverso l’analisi di fatti accaduti nel nostro paese, quali per esempio il caso di Enzo Tortora.

Il logos, figlio della polis greca, dovrebbe essere uno stimolo alla discussione quale reale partecipazione alla vita politica, ma  ciascuno di noi è troppo concentrato sulla propria esistenza individuale, come se, per tutto il resto, esistesse il deus ex machina della democrazia.

In tal senso, in memoria di quanti sono morti per conquistare la libertà e cambiare davvero il mondo, schiavo di dittature e totalitarismi, Barbara Appiano sprona i suoi lettori a  uscire dalla zona comfort dell’io individuale per tornare a una politica vissuta, diretta, lontana dall’audience dei programmi televisivi, ove tutti parlano, ma nessuno ascolta davvero.

Bisogna  spegnere i telefonini e i computer, per recuperare la lingua universale della condivisione in una piazza piena di bandiere, come avviene soltanto quando la nazionale italiana di calcio partecipa ai campionati europei o mondiali.

Di fronte a una classe politica che ha ridotto i comizi elettorali a una  pura propaganda, come se le idee fossero in vendita quale qualsiasi altra merce, l’autrice si scaglia con toni da pamphlet contro la distorsione della verità, auspicando un ritorno alla corrispondenza tra significanti e significati.

Si tratta di un percorso in salita, di un recupero del modello di democrazia reale dei movimenti sessantottini, molto difficile per le nuove generazioni, apolitiche per definizione. Se libertà è partecipazione, dobbiamo imparare a partecipare attivamente alla vita politica, perché  affidarsi unicamente all’informazione della televisione o di internet significa in qualche modo abdicare ai nostri diritti, nonché doveri, di cittadini. Civitas infatti implica il concetto di comunità sociale, quale impegno diretto, secondo l’insegnamento dei padri costituenti.

Nel letargo della politica, ove il nuovo è solo il continuo riciclo di modelli vecchi e vuoti, Barbara Appiano ha il  coraggio di alzare la voce contro il virus dell’indifferenza e dell’omertà, per costruire una nuova etica sociale, in grado di contrapporsi all’estetica totalizzante dell’apparenza. Nella dicotomia continua tra essere e apparire, i lettori sono così guidati, o meglio accompagnati per mano, lungo la strada dell’essenza, tanto in ambito comunitario, quanto in relazione al proprio io, perché  il singolo non può sussistere se non quale parte del tutto”.



Barbara Appiano ha rappresentato l’Italia alla London book fair, alla fiera del Libro di New York così come alla fiera di Guadalajara (Messico), Mosca, Torino, Modena ,Bordighera , al salone della cultura di Milano , alla fiera del libro di Roma.

È definita la cantrice del disagio del sociale a difesa della natura, della conservazione dei beni monumentali artistici, a difesi dei pazienti psichiatrici , i suoi libri sono degli esseri viventi che parlano di inquinamento del mare , della devastazione del terremoto di Amatrice -terremoto del 24 agosto 2016- in particolare di Saletta frazione di Amatrice, del disagio mentale, della problematica sulla maternità surrogata o meglio conosciuta come Utero in affitto, dell’ossessione dell’abuso della chirurgia plastica ,della sindrome da attaccamento simbiotico con il nostro smartphone, piuttosto che il fenomeno del bullismo e ancora il problema delle discariche abusive e dell’inquinamento con il pericolo dell’estinzione degli animali,oltre al tematica del recupero ambientale e alla conservazione dei beni artistici monumentali italiani.

Si considera una lavoratrice socialmente utile, a paga sindacale pari allo zero.

Barbara Appiano è un  fervente fenomeno letterario, in continuo movimento, con all’attivo ben 20 libri (e molti altri sono in preparazione).

I suoi libri mantengono una ricerca senza sosta della  bellezza e della  verità, spaziando nell’ambito sociale e contemporaneo, nella conservazione dei beni artistici e monumentali italiani, in  difesa della natura e delle  specie a rischio di estinzione e in difesa dei  disabili psichiatrici e della  malattia  mentale.

Barbara Appiano collabora con varie istituzioni nazionali e internazionali quali Il  MuMa, Il Museo del Mare di Milazzo, l’ Associazione Nazionale dei Familiari dei Pazienti Psichiatrici “Abbraccialo x me”, e ancora “Amici per sempre”, un’associazione fondata dal medico chirurgo primario ospedale di Desio Dott.Dario Maggioni, con il progetto internazionale per la salvaguardia della fauna selvatica africana a rischio di estinzione quali elefanti e rinoceronti Pengo Life Project.

La Appiano collabora inoltre con il  Gruppo Donatori Sangue della Presidenza del Consiglio dei Ministri Palazzo Chigi, il Comitato   RicostruiamoSaletta.org per la ricostruzione del borgo Saletta, frazione di Amatrice, devastata dal terremoto del 24 agosto 2016, con il Centro Cardiologico Monzino per la ricerca cardiovascolare, con l’Istituto Oncologico Europeo per la ricerca oncologica,  ha collaborato con la rivista cartacea internazionale per la cultura “Le Muse” recensendo diffusa in tutto il mondo, traducendo autori contemporanei  e infine collabora con il Corriere dello Spettacolo, giornale per la cultura fondato dal dott. Stefano Duranti Poccetti.

L’autrice è stata ospite in passato al  Maurizio Costanzo Show, ha partecipato numerose volte alla trasmissione televisiva “Libri oggi” condotta dal  critico letterario  Dott. Andrea Menaglia sul Canale nazionale Italia 161, in cui ha presentato i suoi numerosi libri, oltre ad essere stata intervistata da  Radio Cusano Campus, Radio Onda Web di Napoli,  Radiodueminutiunlibro.it, mentre alcuni suoi racconti sono stati letti da  Maria Cocozza del TG5 nella trasmissione  Arca di Noè.

Nel passato ha collaborato come marketing manager per conto della multinazionale svizzero tedesca SIG pubblicando articoli tecnici su applicazioni industriali sviluppate per Bmw, Danone, Iveco, Fairchild, su testate di settore quali Automazione Oggi, Assemblaggio, Packaging.

L’autrice ha lavorato con lo  scrittore Domenico Rea (Premio Strega), è stata collaboratrice della rivista mensile Cosmopolitan con articoli di costume e società riguardo la sua città di origine che è Torino, ed è stata nominata dal Ministero dei Beni Culturali “Lettrice d’eccezione”, per la sua attività di lettrice nelle scuole, con la quale collabora in particolare con gli alunni della scuola primaria Carrubaro di Milazzo, per l’illustrazione del libro “Dighe e cascate finchè ci sarà sete,” in partnership con il Museo del Mare di Milazzo, con gli alunni delle quinte classi della scuola primaria F.D’Assisi di Correggio (RE) per le illustrazioni interne del libro di con all’attivo ben 20 libri (e molti altri sono in preparazione).

I suoi libri mantengono una ricerca senza sosta della bellezza e della verità, spaziando nell’ambito sociale e contemporaneo, nella conservazione dei beni artistici e monumentali italiani, in difesa della natura e delle specie a rischio di estinzione e in difesa dei disabili psichiatrici e della malattia mentale.

Il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, che ha ricevuto e letto i suoi libri si è congratulato con Barbara Appiano per la creatività finora espressa e per i temi che il medesimo Presidente condivide, quali difesa ambiente, diffusione dell’arte e impegno nel sociale.

Molti suoi libri hanno il patrocinio di diverse grandi istituzioni, il cui ricavato delle relative vendite viene donato in beneficienza alle associazioni interessate.

Numerose le collaborazioni con riviste culturali  tra cui  la rivista internazionale per la cultura “Le Muse”, il quotidiano on line ” Il Corriere dello spettacolo ” , la prestigiosa e storica rivista culturale “Il Borghese” e la rivista “Vitamine vaganti ” organo ufficiale dell’associazione Toponomastica femminile di cui Barbara Appiano e’ socia sostenitrice.

mercoledì 14 ottobre 2020

Torino: riparte la stagione della galleria Mazzoleni con i grandi Fontana, Baj eManzoni

 La galleria Mazzoleni di Torino annuncia l'avvio della stagione espositiva il 15 ottobre 2020, con un progetto curato da Gaspare Luigi Marcone, che unisce tre indiscussi maestri dell'arte italiana del secondo dopoguerra: Lucio Fontana (1899-1968), Enrico Baj (1924-2003) e Piero Manzoni (1933-1963).


Il progetto rappresenta un omaggio al 1958, anno particolarmente significativo in cui le diverse ricerche dei tre artisti furono esposte e pubblicate insieme. Nel 1958 infatti, furono presentate in Italia due mostre intitolate Fontana Baj Manzoni. La prima si tenne presso la Galleria Bergamo nella città di Bergamo nel mese di gennaio e la seconda ebbe luogo nella Galleria del Circolo di Cultura di Bologna tra marzo e aprile dello stesso anno. Le opere esposte permettono di analizzare questo momento chiave della storia dell'arte, attraverso lavori del 1958 ma anche antecedenti e posteriori, al fine di mettere in luce affinità e differenze nei percorsi degli artisti.

Focalizzandosi sull'utilizzo di nuovi metodi radicali e sulle sperimentazioni dei materiali, che spesso finirono per contrassegnare i loro lavori più importanti, la mostra attraversa grandi movimenti artistici come Spazialismo e Arte Nucleare. L'allestimento evidenzia inoltre il dinamico scambio di idee d'avanguardia, generato anche dalla rapida trasformazione culturale che caratterizzò l’Italia in questo periodo.


Torino: riparte la stagione della galleria Mazzoleni con i grandi Fontana, Baj eManzoni

- Lucio Fontana | Enrico Baj | Piero Manzoni - a cura di Gaspare Luigi Marcone

- Date: 15 ottobre – 19 dicembre 2020 

- Preview: giovedì 15 ottobre, 10.30-20.30, prenotazione consigliata 

- Indirizzo: Mazzoleni, Piazza Solferino, 2 – 10121 Torino, Telefono: (+39) 011.534473 

- Orari di apertura: mart – sab 10.30 – 12.45 /15.45 – 19.00

- Domenica chiuso, lunedì su appuntamento

- Ingresso gratuito 

- Informazioni: www.mazzoleniart.com


giovedì 8 ottobre 2020

Michelangelo, divino artista in mostra a Palazzo Ducale di Genova

Dal 08/10/2020  al 24/01/2021, presso l'Appartamento del Doge e Cappella Dogale di Palazzo Ducale di Genova, si terrà la mostra "Michelangelo divino artista", a cura di Cristina Acidini.


Saranno esposti circa 60 tra disegni autografi e fogli del carteggio di Michelangelo, delle rime e altri suoi scritti originali, in gran parte conservati nella Casa Buonarroti e la presenza eccezionale di due eccelse sculture in marmo di Michelangelo:

- la Madonna della Scala (1490 circa), capolavoro giovanile dell’artista conservato in Casa Buonarroti a Firenze; un’opera intensa e monumentale a dispetto delle dimensioni ridotte, punto di arrivo di una profonda rivisitazione di modelli antichi e moderni (Donatello) in chiave molto personale.

- il monumentale Cristo redentore (1514-1516), conservato nella chiesa di San Vincenzo Martire a Bassano Romano (Viterbo), un’imponente statua (h. 250 cm) identificata solo venti anni fa con la prima versione del Cristo redentore in Santa Maria sopra Minerva a Roma, realizzato per Metello Vari e altri cittadini romani: la prima redazione – quella ora a Bassano Romano – era stata infatti abbandonata dal Buonarroti a causa di una venatura del marmo, tutt’ora ben visibile sulla guancia del Cristo.

Fra i disegni risulta una presenza d’eccezione: la Cleopatra (1535), disegno eseguito per Tommaso Cavalieri, uno di quei fogli (rari e straordinari al tempo stesso) realizzati dall’artista come opere grafiche in sé compiute e di superba qualità, concepite come doni privati ad amici (i presentation drawings, secondo una celebre definizione coniata da Johannes Wilde).

Il percorso espositivo (come pure il catalogo e gli apparati multimediali di accompagnamento) sarà composto di sezioni, dedicate ai diversi periodi della lunga vita di Michelangelo, che comprenderanno opere originali di Michelangelo, sculture e disegni in particolare; opere originali di diretti collaboratori, da lui stesso ispirate e guidate; ritratti dipinti e scolpiti, di Michelangelo e dei personaggi storici a lui collegati; medaglie; rime, lettere e, in generale, appropriate testimonianze documentarie e opere d'arte di autori vari.

Michelangelo divino artista

Appartamento del Doge e Cappella Dogale - PALAZZO DUCALE DI GENOVA

Piazza Giacomo Matteotti 9 - Genova - Liguria

dal 08/10/2020 - al 24/01/2021

lunedì 5 ottobre 2020

Federico Fellini, 100 anni del genio del cinema italiano

 Lunedì 5 ottobre alle ore 18 verrà inaugurata la mostra fotografica “Federico Fellini, 100 anni del genio del cinema italiano” in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia, al Museo del Cinema del territorio e della Penisola Sorrentina a Vico Equense (Corso Filangieri, 98). 


Con 39 scatti, per la prima volta in Campania, si racconta il dietro le quinte dei suoi capolavori come “La Dolce Vita”, “8 e mezzo”, “Giulietta degli Spiriti”, “Casanova”, “Lo Sceicco bianco”, “La voce della Luna”, film nei quali ha diretto mostri sacri come Marcello Mastroianni, Alberto Sordi, Roberto Benigni

Le musiche di queste opere verranno trasmesse in filodiffusione per tutta la città che durante questi giorni cambia anche la toponomastica con la comparsa anche dell’Arena Fellini nel Castello Giusso, e poi Arena Loren, Largo Mastroianni, Viale Gassman e sale che prendono i nomi di Bertolucci, Rosi, Troisi, Tornatore.

Federico Fellini è uno degli uomini più fotografati del Novecento. Eppure spuntano continuamente sue nuove fotografie, e non ci si stancherebbe mai di guardarle. Perché le foto dl Fellini, sia le più famose sia le più sconosciute, rivelano qualcosa. Sono foto che hanno "un'aura", come suol dirsi. Mostrano la magia al lavoro. Fritz Lang diceva che il cinema è la morte al lavoro perché, a differenza della fotografia, cattura e documenta lo scorrere del tempo. 

Le fotografie di Fellini, nella loro immobilità, mostrano la magia mentre nasce. E mostrano anche un'altra cosa: la gioia del set, il piacere di lavorare, il gusto di mettere in scena una sorta di sabba, di ininterrotto happening, di caos fertile dal quale Fellini fa nascere — per magia, appunto — la bellezza dei suoi film. Queste foto, che provengono dall'Archivio fotografico del Centro Sperimentale di Cinematografia — Cineteca Nazionale, sono un prezioso documento per entrare dentro la "fabbrica" felliniana. Che è stata, molto più di Hollywood, la vera "fabbrica dei sogni" del cinema del Novecento.

La mostra sarà l’evento di preapertura della decima edizione del Social World Film Festival, e sarà possibile visitarla fino a domenica 11 ottobre ad ingresso gratuito.


giovedì 1 ottobre 2020

Mel Bochner, Alighiero Boetti e Lucio Fontana al Magazzino Italian Art

 Magazzino Italian Art presenta una nuova mostra, aperta al pubblico dal 2 ottobre 2020 fino all’11 gennaio 2021, che indaga per la prima volta le analogie formali, concettuali e procedurali nelle opere di Mel Bochner, Alighiero Boetti e Lucio Fontana, alla luce dei movimenti artistici che si sono sviluppati parallelamente negli Stati Uniti e in Italia durante gli anni ’60 e ’70.


Curata da Mel Bochner in collaborazione con Magazzino Italian Art, l’esposizione comprende dipinti, sculture e istallazioni, tra cui opere provenienti dall’archivio personale di Bochner, e importanti prestiti internazionali. Bochner Boetti Fontana è resa possibile grazie al supporto dell’Archivio Alighiero Boetti e della Fondazione Lucio Fontana. La mostra sarà accompagnata da un catalogo con contributi di Bochner e di Tenley Bick, professore assistente di arte contemporanea presso la Florida State University.

La mostra rappresenta la prima occasione per considerare la vicinanza, tanto significativa quanto ignorata, dell’artista americano – uno degli esponenti di spicco dell’Arte Concettuale – con Fontana e Boetti, nonché con l’arte italiana. Bochner Boetti Fontana proporrà, attraverso la prospettiva dell’artista, una serie di risonanze fra la propria opera e quella degli artisti italiani e italoargentini: un’esplorazione di sistemi, linguaggi, materiali e spesso, un senso dell’ironia e dell’umorismo particolarmente condivisi dall’Arte Povera e dal Concettualismo. La mostra traccia dei parallelismi fra i movimenti artistici che si sono sviluppati su entrambe le sponde dell’Atlantico durante gli anni ’60 e ’70, tra cui lo Spazialismo e l’Arte Povera in Italia, e l’Arte Concettuale e la Process Art negli Stati Uniti.

“È un grande onore per noi lavorare con Mel Bochner alla curatela di questa mostra – dichiara Vittorio Calabresedirettore di Magazzino Italiani Art – che esplora i capisaldi della sua attività, in relazione con quelli di Alighiero Boetti e Lucio Fontana. Si tratta della prima volta che un artista americano è esposto nel nostro Museo; la mostra tratta un tema centrale della stagione 2020  e cioè gli effetti dell’arte italiana contemporanea e del secondo dopoguerra in una prospettiva globale più ampia”.

Bochner Boetti Fontana metterà in risalto i capisaldi dell’operato dei tre artisti, fra cui gli usi simili di sistemi, linguaggio e materiali di Bocher e Boetti, e l’approccio innovativo verso le opere e lo spazio espositivo da parte di tutti e tre.

Tra le opere in mostra:
Meditazione sul Teorema di Pitagora di Bochner (1977/1993), è una delle sculture a pavimento della serie Luci di Fontana, realizzate con i frammenti scartati dei vetri di Murano dallo studio di Fontana di Milano.
La lingua non è trasparente (Italiano / Inglese) di Bochner (1970/2019), è un’opera a base testuale sviluppata in inglese e in italiano che esprime l’importanza della parola scritta sia per Bochner che per Boetti.
Yizkor (Per gli Ebrei di Roma) (1993) sempre di Bochner, è un’opera cupa costituita da una coperta dell’Esercito degli Stati Uniti e da fiammiferi consumati, che richiama l’uso dei materiali “impoveriti” degli esponenti dell’Arte Povera.
Ghise (1968), è uno dei primi lavori di Boetti, in cui l’artista rivolge l’attenzione al proprio nome e alla scrittura a mano. Su un pezzo di cartone ondulato, incide la sua firma; dopodiché, ne realizza una riproduzione sia positiva che negativa su delle lastre di ghisa. Quest’opera presenta elementi caratteristici della produzione artistica di Boetti: l’attenzione rivolta ai materiali e alla formazione di idee attorno a una personalità scissa, sdoppiamento e dualità.
Alternandosi e dividendosi (1989), 111 x 97 cm, fa parte di Arazzi, la serie di ricami di Boetti. Si tratta di griglie di singole lettere simili a mosaici che si combinano in parole ed espressioni che lo spettatore deve decifrare, frasi rivelatrici che spaziano dalla poesia ai problemi matematici. Qui Boetti dimostra come il linguaggio possa nascondere e al contempo disvelare significato, mettendone in evidenza l’artificio.

Dama (1967-68), 54 x 54 x 6 cm, fa parte di un piccolo gruppo di opere in cui Boetti ha racchiuso l’amore per i sistemi all’interno di un gioco di sua invenzione. In 100 pezzi “da gioco” ordinati in una griglia da puzzle, i tasselli nell’opera compongono dei pezzi di domino che s’incastrano in base a una logica interna concepita dall’artista stesso. Le forme semplici sono contraddette dalle regole complesse sottese all’oggetto.

Concetto Spaziale, I Quanta di Fontana (1960), accosta e dispone geometricamente nove tele dipinte uniformemente di vernice rossa a base d’acqua, ognuna delle quali tagliata e perforata a modo suo. L’opera “Quanta”, titolo che Fontana prese in prestito dalla fisica quantistica, raggruppa elementi diversi in costellazioni di tele la cui disposizione a Magazzino sarà curata da Bochner.

A partire dal 1952-53, Fontana si è cimentato con la serie Pietre, nella quale applicava materiali riflettenti, come frammenti di vetro di Murano, alle superfici dei suoi dipinti perforati. Nel Concetto Spaziale (1956) in mostra, un esemplare molto raro in velluto nero di Pietre, si notano pietre e perforazioni sistematiche apportate alla superficie, che presuppongono una dimensione spaziale con punti di sporgenza contrastanti e zone concave che aprono a concezioni di spazio infinite.

L’opera di Fontana su carta fissata su tela, Io sono un santo (1958), dove l’artista dichiara, “Io sono un santo”, scritto in inchiostro blu con un “non” aggiunto a matita e, sul retro, la scritta “Io sono una carogna”. Quest’opera, scelta da Bochner per la presenza in essa del linguaggio, mostra come Fontana mettesse in continua discussione l’infinito, e fa risaltare il suo senso dell’ironia.

Durante la mostra, Mel Bochner e Tenley Bick saranno protagonisti di una conversazione (in data da definire) sulla piattaforma digitale del Museo, Magazzino da Casa, durante la quale si ripercorrerà il lavoro dell’artista dagli anni ’60 ai giorni nostri, con particolare attenzione al suo interesse verso l’arte italiana del secondo dopoguerra, agli echi transatlantici nell’arte degli anni ’60 e l’impatto delle sue esperienze personali in Italia nel corso degli anni.


La mostra è visitabile su prenotazione, l’ingresso è gratuito. Per informazioni e prenotazioni www.magazzino.art

domenica 27 settembre 2020

Perché era lui perché ero io. Metamorfosi della città nello spazio del teatro A/R

Quest'oggi 26 settembre 2020 inaugurerà a Palazzo del Governatore di Parma la creazione fotografica realizzata dall’artista e fotografo Luca Stoppini " Perché era lui perché ero io. Metamorfosi della città nello spazio del teatro A/R", Progetto Speciale Reggio Parma Festival 2019, inserito nell’ambito di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21


La mostra sarà poi aperta al pubblico, con ingresso libero, fino al 1 novembre 2020. Protagonisti del racconto fotografico di Stoppini sono gli Attori dell’Ensemble Stabile Teatro Due e la relazione con la Città di Parma, in particolare con gli spazi da loro eletti “luoghi dell’anima”. La scoperta di questi luoghi e dei loro abitanti ha costituito un sorprendente viaggio antropologico che ha portato all’incontro e alla partecipazione di oltre 100 persone.

Perché era lui perché ero io è un’indagine alla scoperta di luoghi e umanità, che, attraverso il cuore degli attori, si riappropria di siti del quotidiano, spazi in cui il tempo rimane sospeso. Così, se gli Spazi del Teatro diventano lente d’ingrandimento per figure quotidianamente nascoste, spesso protagonisti potenti ma invisibili nella mediaticità quotidiana, i luoghi della Città scelti dagli attori si trasformano quasi in una rivelazione dello spazio intimo, invisibile di ognuno. 

Gli attori dell’Ensemble stabile - Roberto Abbati, Cristina Cattellani, Laura Cleri, Paola De Crescenzo, Gigi Dall’Aglio, Davide Gagliardini, Luca Nucera, Massimiliano Sbarsi, Nanni Tormen, Emanuele Vezzoli - insieme all’Orto botanico, l’Abbazia di San Giovanni, la Stazione ferroviaria, la Galleria Nazionale, il Tempietto d’Arcadia del Parco Ducale, l’Istituto d’Arte P. Toschi, la Chiesa dell’Annunciata, il Bar Gianni, l’Osteria Artaj, la Libreria del Centro Torri con i loro “abitanti” abituali e agli spazi del Teatro Due sono al centro di un inaspettato dialogo visivo che Luca Stoppini, artista e fotografo dalla raffinata sensibilità teatrale, ha realizzato creando una sorta di Città e il suo doppio: il Teatro. Un nuovo, possibile gioco di specchi dove il tempo è sospeso e la percezione dello spazio e della città diventa forse oggetto di una domanda da porsi e da porre in questo nostro presente carico di incertezze. L’attore diventa protagonista della “scena quotidiana” e il cittadino protagonista della “scena immaginifica”. 

Luca Stoppini, professionista dell’immagine a 360°, nasce a Milano nel 1961. Inizia la sua esperienza lavorativa nel mondo della moda nel 1981 nel team creativo di Condé Nast Italia, occupandosi della rivista cult degli anni ’80 Vanity Fashion diretta da Anna Piaggi. Nel 1991 diventa direttore artistico di Vogue Italia e in seguito de L’Uomo Vogue e Casa Vogue, incarichi che mantiene fino al 2017. Oggi è il direttore creativo di ICON, periodico di moda e costume edito da Gruppo Mondadori, COLLECTIBLE DRY - MY FAVOURITE THING, periodico di moda, arte, cultura e collezionismo edito da Collectible Media London, IL LIBRO, periodico d’arte edito da Voena Publishing. Lo studio di consulenza creativa e di comunicazione da lui fondato nel 1991, LucaStoppiniStudio, collabora da quasi trent’anni con prestigiosi brand internazionali di moda, case editrici, musei, teatri e fondazioni in tutto il mondo, fra cui: Dolce & Gabbana - Moncler - Chanel - Giorgio Armani - Valentino - Camera Nazionale della Moda Italiana - La Biennale di Venezia - Triennale di Milano - Fondazione Cartier per l'Arte Contemporanea - Victoria and Albert Museum di Londra - Fondazione Teatro Due di Parma - Teatro la Fenice di Venezia - Teatro Nazionale di Torino - Teatro alla Scala di Milano. 

Designer grafico, ma soprattutto artista puro, Stoppini sperimenta una grande varietà di materiali e di tecniche, per realizzare opere immagini bi e tridimensionali: fra i suoi strumenti più consoni, veloce e versatile per prendere appunti visivi non stop, per annotare estemporaneamente situazioni e momenti, ma anche per registrare e trasporre soggetti, suggestioni, colori e patine della vita nel suo lavoro d'artista, la macchina fotografica digitale si è trasformata in una congeniale, irrinunciabile estensione del proprio sguardo. 

Coniugando Arte, Fotografia e Teatro, partecipa a numerose mostre in Italia e in America. Fondazione Teatro Due Produzioni, coproduzioni italiane e internazionali, residenze, formazione dell’attore e dello spettatore, ricerca e sperimentazione di nuove tecniche e di nuovi stili ma anche attenzione per il ricambio generazionale, il sostegno alla drammaturgia italiana ed europea, la valorizzazione del teatro classico, la creazione di opere interdisciplinari, il teatro musicale e la danza: questi i nuclei centrali dell’intensa attività che fanno di Fondazione Teatro Due un punto di riferimento nel panorama nazionale e internazionale. 

Il gruppo di artisti fondatori della Compagnia del Collettivo – poi Teatro Stabile di Parma – si è formato nell’esperienza dei Centri e dei Festival Universitari degli anni Sessanta, periodo nel quale questi furono luogo di incontro delle future personalità del teatro europeo come Jerzy Grotowskij, Tadeusz Kantor, Julian Beck, Patrice Chéreau, Peter Stein per citarne solo alcuni. Improntata a una chiara vocazione alla produzione, alla ricerca applicata all’arte scenica e allo studio su testi classici e drammaturgia contemporanea, Fondazione Teatro Due non smette di interrogarsi sulle più diverse questioni artistiche, politiche, sociali, etiche legate alla contemporaneità. Dal 1986 realizza ogni anno per la città di Parma una stagione teatrale che ospita i più significativi artisti del panorama italiano e internazionale oltre che incontri, conferenze, seminari di studio, con registi, attori, scrittori, studiosi, scienziati e intellettuali di diverse discipline. Il progetto artistico di Fondazione Teatro Due è strettamente connesso all’unicità della sua configurazione spaziale in cui si possono svolgere più spettacoli in contemporanea. Con l’apertura della nuova Arena Shakespeare e degli Spazi a essa collegati, sono dieci i luoghi di rappresentazione, confermando la fisionomia di Fondazione Teatro Due come una delle fabbriche teatrali contemporanee più articolate e versatili del nostro Paese e all’avanguardia nel panorama europeo. 


Perché era lui perché ero io. Metamorfosi della città nello spazio del teatro A/R

Palazzo del Governatore, Parma, inaugurazione 26 settembre 2020, ore 18.00 

27 settembre - 1 novembre 2020 

dal martedì al venerdì 15.00/19.00 sabato e domenica 10.00/19.00 

Ingresso libero 

www.teatrodue.org 

Per ulteriori informazioni su Luca Stoppini:

Ufficio stampa Guardans-Cambó tel. 02 43990159 press@guardanscambo.com

Per ulteriori informazioni su Fondazione Teatro Due: 

Ufficio Stampa Michela Astri Tel. 0521.289644 / Mob. 349.2268680 m.astri@teatrodue.org

mercoledì 23 settembre 2020

Il diavolo è chiuso nell’armadio

Mercoledì 30 settembre, dalle ore 18.00, Circoloquadro inaugura Il diavolo è chiuso nell’armadio, la prima mostra personale a Milano dell’artista bolognese Tommaso Buldini


Reduce dalla Outsider Art Fair di New York e DDessinparis di Parigi, dove ha riscosso un grande successo, Tommaso Buldini presenta una serie di grandi nuovi dipinti, alcuni dei quali rifiniti ad arazzo con ricami fatti a mano, che raccontano storie e visioni ironiche e inquietanti.

Tele e tavole che raffigurano mondi immaginari e inferni odierni - inevitabile pensare a Hyeronimus Bosch quando si guardano i lavori di Buldini - con gusto e allegria a raffigurare situazioni limite in cui mezzi uomini e mezzi animali si muovono, corrono, nuotano, volano concentrati ognuno in azioni a volte impossibili e senza senso.

È una grande rappresentazione della nostra società ovviamente metaforizzata e spesso volutamente esagerata, un mondo assurdo eppure vicino alla realtà dei nostri sogni o dei nostri incubi.

Buldini, inoltre, che si dedica alla pittura così come all’animazione e alla musica, presenterà i due video realizzati per Colapesce, Dimartino e Carmen Consoli.

Una frenesia di corpi, di colori, di mille micro storie fantastiche accoglieranno i visitatori della mostra.

Tommaso Buldini, nato a Bologna nel 1979, si dedica all'animazione video e alla grafica per circa 10 anni, dopo aver finito lo IED di Milano. Nella primavera del 2016 inizia un'intensa produzione artistica che, grazie alla galleria Rizomi di Parma, lo vede esordire in personale a Scope Basel a Basilea a giugno 2018. Nei mesi successivi il suo lavoro sarà pubblicato dalla magazine francese Hey! Art Magazine e inizierà una collaborazione con la rivista, partecipando a due mostre collettive tenutesi ad Arts Factory a Parigi. Sempre con la galleria Rizomi presenta in personale il suo lavoro alla fiera P/Cass di Parigi e a Ddessin, assieme a Simone Pellegrini. Partecipa all'edizione 2020 di Art Verona; viene presentato da Rizomi all'Outsider Art Fair di New York e partecipa a Ddessinparis a Parigi. La ricerca artistica di Tommaso non si limita alla pittura, ma, seguendo il proprio background di animatore video, collabora da un anno come scenografo video per la compagnia teatrale Parigina Nonna Sime di Silvia Malagugini, esibendosi tra la Francia e l'Italia. Ha realizzato dei videoclip per Colapesce, Dimartino e Carmen Consoli. Sta inoltre realizzando per Studio Evil di Bologna "Hallucinator", un videogioco parapsicologico basato sulle proprie visioni inquietanti.

 

INFO

Tommaso Buldini | Il diavolo è chiuso nell’armadio

Inaugurazione: mercoledì 30 settembre, ore 18.00

In mostra dal 30 settembre al 30 ottobre solo su appuntamento


CIRCOLOQUADRO arte contemporanea

Via Gian Battista Passerini 18 Milano

Telefono +39 324 8392144 | Email: info@circoloquadro.com


In occasione dell’inaugurazione s'invitano i visitatori a rispettare le norme anti Covid rispettando le distanze e indossando la mascherina.

domenica 20 settembre 2020

Hijacked Education alla Torre Viscontea di Lecco

Dal 20 settembre al 4 ottobre 2020 le sale della Torre Viscontea di Lecco accolgono la mostra fotografica “Hijacked Education”, progetto realizzato dal documentarista e filmmaker spagnolo e residente in Libano Diego Ibarra Sánchez e che racconta come guerra, estremismo, intolleranza e paura stiano spazzando via il futuro di un’intera generazione di migliaia di bambini in paesi come Pakistan, Afghanistan, Iraq, Ucraina, Siria, Libano, Colombia e Nigeria.


Ci sono scuole distrutte e abbandonate, altari privi di forma dell’apprendimento andato perduto. Ci sono insegnanti e studenti in esilio. E ancora bambini-soldato, libri bruciati, classi deserte, banchi impilati, accatastati, occultati dall’abisso dell’ignoranza. È un’istruzione perduta e violentata; è il futuro rubato.  

Un’esposizione giunta per la prima volta in Italia e inserita nel cartellone della ventitreesima edizione di “Immagimondo”, festival di viaggi, luoghi e culture organizzato da Les Cultures Onlus e in programma sul territorio lecchese dal 19 settembre al 3 ottobre 2020. 

Promossa in collaborazione con il Sistema museale urbano lecchese e l’International Month of Photojournalism di Padova, la mostra è il risultato di un lavoro partito nel 2009 dal Pakistan e durato anni: un reportage che si propone, oggi, come una riflessione su quanto violenza e terrore siano solo la punta di un iceberg che segnerà indelebilmente il futuro dei più giovani. Uno sguardo sulle conseguenze, su un mondo della formazione drammaticamente fermo e su un avvenire che, proprio per questo, appare completamente tradito.

Autore del progetto Diego Ibarra Sánchez, fotografo documentarista estremamente critico sull’uso dell’immagine nella nostra società, in un momento storico che egli stesso definisce «un’era lobotomizzata dal turismo sulla sofferenza altrui». 

Nel suo lavoro, Diego Ibarra Sánchez si impegna affinché la fotografia non sia più solamente una finestra sul mondo, bensì un mezzo utile a sollevare interrogativi e, come per l’esposizione lecchese, generare riflessioni. 

Informazioni – La mostra è a ingresso libero. 

Orari: giovedì 10.00 – 13.00; venerdì, sabato e domenica 14.00 – 18.00. 


Per ulteriori informazioni 

Les Cultures ONLUS | 0341284828 | immagimondo@lescultures.it.