C'è un porto sicuro, fatto di carne e di fiato,
dove il rumore del mondo rimane fuori, umiliato.
Non servono verbi, né accenti, né rime studiate,
quando le braccia si schiudono, finalmente liberate.
Esistono nodi che non vogliono sciogliersi mai,
ponti invisibili gettati sopra i "come" e i "perché" dei tuoi guai.
È una geometria sacra, un incastro perfetto,
che sposta il dolore dal centro del petto.
Perché la lingua a volte è un sentiero interrotto,
mentre un corpo che accoglie non ha mai nulla di corrotto.
È lì, in quel cerchio, che l'anima trova dimora,
nell'istante sospeso che il tempo non divora.
Senza dire una parola, si dice ogni cosa:
che sei qui, che sei caro, che la tempesta è a riposo.
Gli abbracci esistono per questo, per unire i destini,
per farci sentire, nel buio, ancora vicini.
Così, quando l'amore non trova più il suo suono,
si fa gesto profondo, si fa immenso dono.
Un battito contro l'altro, in un rito muto e sincero:
ti amo nel silenzio, ed è l'unico modo vero.

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