lunedì 23 luglio 2018

L'appello di Alfredo Pirri

Dopo i recenti attacchi a Roberto Saviano da parte del ministro Salvini e le minacce antisemite ricevute da Adachiara Zevi, Alfredo Pirri, in una lettera accorata indirizzata ad Artribune, invita il mondo dell’arte e della cultura a mobilitarsi per difendere la libertà di espressione…

Antonio Gramsci in una elaborazione grafica di Leonardo Basile

Il 20 luglio scorso Roberto Saviano ha pubblicato sul suo profilo facebook un appello dal quale traggo le seguenti parole “… Non l’ho mai fatto, ma vi chiedo di essere oggi con me in questa battaglia …Tocca agli uomini di buona volontà prendersi per mano e resistere all’avanzata dell’autoritarismo. Anche di quello che, per fare più paura, usa la carta intestata di un Ministero, impegnando l’intero Governo contro uno scrittore…”. Lo stesso giorno il quotidiano, la Repubblica pubblica un’intervista allo scrittore che a un certo punto dice “… Se artisti, scrittori, intellettuali tacciono è perché hanno paura dei picchetti social, delle allusioni ai loro beni, sulle loro proprietà. Ma oggi è sotto attacco lo stato di diritto…”.Vorrei fare mio questo ragionamento e il suo appello. Non si tratta effettivamente di proteggere Roberto Saviano, anche se la minaccia di togliergli la scorta da parte del Ministro Salvini lo espone a pericoli gravi, qui si tratta di proteggere lo scrittore, l’intellettuale e con lui il diritto di ognuno di criticare il potere anche con parole violente.

IL PERICOLO DELL’AUTORITARISMO
La minaccia messa in atto dal Ministro verso lo scrittore, insieme alle minacce anonime rivolte alla storica dell’arte Adachiara Zevi (entrambi gli atti figli della stessa mentalità) ci portano ad un passo dal baratro dell’autoritarismo, anzi indicano che forse ci siamo già caduti senza rendercene conto, così come non se ne resero conto i nostri padri e nonni alla comparsa del fascismo. Cadere nel baratro non sempre provoca dolore immediato, a volte l’atterraggio individuale è soffice e indolore perché accompagnato dal riso e dall’ironia, solo in seguito s’inizia ad avvertirne la tragedia, quando la caduta diviene collettiva come un diluvio di corpi che crollano in quella diventata ormai fossa comune. Le mie parole non vogliono tradursi in un appello che raccolga firme, è il saluto a uno scrittore che non saprei come raggiungere di persona e poi un invito ai miei colleghi a esprimerci individualmente o in forma collettiva per uscire dal mutismo stupito da quello che accade o, al massimo, dal balbettio inutile delle barzellette che circolano su Salvini e soci. Facciamo che il ridere di loro non divenga l’introduzione comica di un atto terribile ma di quella che un tempo si chiamava  “risata che li seppellirà”.

IN DIFESA DELLA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE
Per seppellirli con una risata, però, oggi bisogna salvare le parole degli artisti e degli intellettuali, impedire che lo stato si costituisca nei loro confronti come parte civile e affermare, al contrario, che è espressione di civiltà rispettare e sostenere i loro atti. Perché gli intellettuali costituiscono la ferita aperta dell’essere civile, sperimentano sulla propria pelle la sofferenza insegnando agli altri come contrastarla, a volte ne sono addirittura la purulenza che nessuno è disposto a sopportare. Essi sono la libertà stessa che prende forma, la dichiarazione e dimostrazione della sua esistenza. Non è accettabile, nemmeno immaginabile che un artista o un intellettuale possa non essere libero di dire, come meglio gli pare la sua parola o la sua forma, in qualsiasi modo, fino a esporsi perfino con parole e forme irresponsabili. Naturalmente tutto questo vale per tutta la comunità civile, per ogni suo membro, eccezione fatta per chi ricopre responsabilità di potere e controllo, perché in questo caso le sue parole assumono immediatamente (cioè senza mediazione alcuna, nemmeno quella della legge) una proporzione reale e quindi diventano subito fatti.

LA FUNZIONE CIVILE DELL’INTELLETTUALE
L’intellettuale è chi sostiene la verità, possedendone la tecnica, in maniera mai definitiva ma urgentemente vitale. Questo vale per tutti gli artisti, sia per coloro disposti a condividere la propria libertà con gli altri in forma comune, con una lingua collettiva, sia per chi difende e protegge la propria forma tagliandola fuori da ogni luogo collegiale. In entrambi i casi (quindi tutti) l’intellettuale e l’artista rappresentano, con la loro esistenza, qualcosa d’intoccabile. Una barriera che anche se solo minimamente intaccata produce un buco nel sistema civile di tali dimensioni da aprire a una slavina, a una frana possente, infine a una catastrofe storica. Facciamo, quindi, argine e resistenza a questa minaccia prima che ci travolga tutti.

 Alfredo Pirri